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La parola all’esperto: Elvia Giudice racconta il cratere di Borea e Orizia

Secondo appuntamento con La parola all’esperto, rubrica del Museo Nazionale Jatta in cui studiosi, ricercatori e docenti ci conducono alla scoperta di dettagli e storie dei reperti del Museo.

 

Elvia Giudice, docente di Archeologia Classica presso l’Università degli Studi di Catania, racconta:

Borea, il dio del vento del nord e re della Tracia, figlio di Eos e Astreo, appartiene alla stirpe dei Titani, personificazioni delle forse elementari della natura. Di solito viene rappresentato come un demone alato, di grandissima forza fisica, barbato e vestito con una corta tunica. Quando Eretteo, il re di Atene, rifiuta di concedergli in sposa sua figlia Orizia, Borea la rapisce mentre la fanciulla gioca sulle rive del fiume Ilisso o, secondo alcuni, mentre partecipa alle feste panatenaiche in qualità di canefora. Borea porta quindi Orizia in Tracia e da lei ha due figli, Calaide e Zete, detti i Boreadi.

Lo splendido cratere a colonnette conservato nel Museo Nazionale Jatta, realizzato nella tecnica a figure rosse, intorno al 460 a.C. ad Atene nella bottega del Pittore di Alkimachos, illustra proprio il momento del rapimento. Sul lato principale Borea, barbato e nudo, di forme piuttosto atletiche, avanza senza riuscire ad afferrarla verso Orizia che, vestita di chitone, alza un lembo dell’ampio mantello, detto himation, mentre solleva la mano destra verso il suo inseguitore. La principessa attica ha i lobi ornati da orecchini a bottone e bracciali – armille – su entrambe le braccia. Sull’altro lato sono rappresentate due figure femminili in rapido movimento verso sinistra.

Sul cratere della Collezione Jatta è possibile riconoscere una certa valenza erotica nell’indicazione esplicita della nudità del dio e nella stessa prossemica della scena. Essa infatti, limitando la composizione all’incontro fra i due, non rappresenta l’irrompere animato di Borea come preludio del ratto violento, ma predilige toni più distesi, quasi colloquiali, sottolineati dal gesto di Orizia. Si può supporre che la lettura del lato principale si possa integrare con quella dell’altro lato e che si possa, dunque, riconoscere nelle due donne in rapido movimento, e quindi in fuga, due compagne della principessa attica, testimoni del rapimento.

Particolare del cratere: Borea e Orizia

Particolare del cratere: Borea e Orizia

Ruvo, Museo Nazionale Jatta, inv. 36998. Cratere a colonnette attico a figure rosse, Cerchia del Pittore di Alkimachos, 460 a.C. circa. Lato A: Borea e Orizia.

Ruvo, Museo Nazionale Jatta, inv. 36998. Cratere a colonnette attico a figure rosse, Cerchia del Pittore di Alkimachos, 460 a.C. circa. Lato A: Borea e Orizia.

Ruvo, Museo Nazionale Jatta, inv. 36998. Cratere a colonnette attico a figure rosse, Cerchia del Pittore di Alkimachos, 460 a.C. circa. Lato B: due figure femminili.

Ruvo, Museo Nazionale Jatta, inv. 36998. Cratere a colonnette attico a figure rosse, Cerchia del Pittore di Alkimachos, 460 a.C. circa. Lato B: due figure femminili.