Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo

Menu
Sei in: Home / Magazine

La parola all’esperto: Raimon Graells e Azzurra Scarci raccontano “Dall’iconografia alla realtà: le armi della Collezione Jatta e il cratere di Fineo”

Sesto appuntamento con La parola all’esperto, rubrica del Museo Nazionale Jatta in cui studiosi, ricercatori e docenti ci conducono alla scoperta di dettagli e storie dei reperti del Museo.

 

Raimon Graells, Universidad de Alicante (Spagna) e Azzurra Scarci, (Römisch-Germanisches Zentralmuseum (Germania) raccontano:

Dall’iconografia alla realtà: le armi della collezione jatta e il cratere di fineo

Esiste una corrispondenza fra le armi raffigurate sui vasi e quelle reali rinvenute a Ruvo? Il Museo Nazionale Jatta ci permette di indagare e approfondire questo aspetto.

Prendiamo in esame il cratere di Fineo, già raccontatoci da Daniela Ventrelli in un precedente appuntamento de #laparolallesperto.

Sono rappresentate sul corpo di questo meraviglioso cratere alcune classi di armi difensive e offensive realmente diffuse alla fine del V secolo a.C., ovvero elmi a pilo non decorati, scudi rotondispade a due tagli inserite nei rispettivi foderi, due dei quali trovano perfetto riscontro nelle armi della Collezione Jatta:

  • un elmo a pilo
  • una spada in ferro a due tagli con paramano.

Fineo, sul vaso, indossa invece forse un elmo di tipo attico con cresta e dettagli tipici di una variante degli elmi frigio-calcidesi, attestata in una tomba di Conversano (tomba 10).

In verità, l’elmo indossato dal re tracio non trova confronti fra i reperti realmente rinvenuti. Pertanto, l’associazione fra la foggia attica per la parte frontale dell’elmo e quella frigia per la cresta deve essere interpretata come un espediente stilistico per enfatizzare la raffigurazione di un personaggio mitologico di alto rango e, allo stesso tempo, non greco. L’uso di questo espediente è una costante nella ceramica apula e italiota a figure rosse e dimostra che la dicotomia fra l’idea del greco e non greco fosse percepita non solo grazie ai caratteristici tratti fisici e al tipo di abbigliamento indossato, ma anche grazie alla raffigurazione di certe armi.

Al contrario, l’elmo a pilo è ben documentato in ambiente sud-italico e greco a partire dalla seconda metà del V secolo a.C. e resterà in voga per tutto il periodo ellenistico. La ricca necropoli di Ruvo non ha restituito molti di questi elmi, fatta eccezione per un esemplare (proveniente dalla tomba 160) e per l’elmo della Collezione Jatta (secondo alcuni resoconti di vecchi scavi).

Questo tipo di elmo ha forma conica con una fascia carenata che divide la calotta in due parti diseguali e poteva essere arricchito con elementi decorativi fissati sulla superficie esterna come appliques di bronzo o argento di vario tipo, saldati sulla parte bassa e sulla fronte, elementi in lamina metallica in forma di corna animali o alae applicate su entrambi i lati della calotta, un sostegno sulla parte sommitale destinato ad accogliere una cresta, solo in alcuni casi, elementi per migliorare la protezione e l’ergonomia: paranuca e paraguance, entrambi fissati nella parte interna. All’interno, come per quasi tutti i tipi di elmo, un rivestimento in materiale deperibile (cuoio, feltro…) impediva che la testa sfregasse contro il metallo.

L’elmo a pilo della Collezione Jatta, del tipo semplice e con la tipica fascia carenata, si conserva in uno stato ottimale. La presenza di un foro e di due ribattini sulla parte sommitale indicano l’originale presenza di un elemento di sostegno per installare una cresta.

La spada a due tagli dotata di paramano è di un tipo molto comune in area italica dall’età arcaica fino agli inizi del IV secolo a.C. Di solito paramano e impugnatura erano decorati in osso e avorio e il fodero era in materiale deperibile. Questa spada è spesso raffigurata sui vasi italioti a figure rosse, ma pochi sono gli esemplari reali ben conservati (per esempio nelle tombe di Braida di Vaglio o di Banzi).

Le immagini sui vasi mostrano modelli fissi e standardizzati, mentre i reperti evidenziano differenze e permettono di riconoscere botteghe, datazioni, interazioni tra popoli e diversi modi del combattere.

Sul vaso di Fineo sono raffigurati anche alcuni scudi, che costituiscono elementi di serie. La loro posizione appoggiata simboleggia il riposo dell’eroe prima dell’inizio dell’avventura. Lo scudo rotondo di tradizione greca, “scudo argivo”, era il più diffuso in Italia meridionale tra VI e IV secolo a.C. con dimensioni e motivi decorativi vari. Nella Collezione Jatta non sono presenti scudi.

La collezione di armi del Museo Nazionale Jatta è attualmente in corso di studio.

Per saperne di più:

  • A. Bottini, Una spada da Banzi, in Ostraka 8, 1991, pp. 9-20
  • A. Bottini, E. Setari, La necropoli di Braida di Vaglio, Basilicata: materiali dello scavo del 1994, Rome 2003
  • A. Dedyulkin,