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La parola all’esperto: Giada Giudice racconta l’oinochoe conformata a protome femminile

Primo appuntamento con La parola all’esperto, rubrica del Museo Nazionale Jatta in cui studiosi, ricercatori e docenti ci conducono alla scoperta di dettagli e storie dei reperti del Museo.

 

Giada Giudice, ricercatrice di archeologia classica presso Margo Tytus Fellow – Cincinnati, racconta:

L’oinochoe è una brocca, utile a versare liquidi, vino ma anche acquaIl suo nome deriva dal greco oinos (vino) e cheo (verso). Il termine è utilizzato da Euripide nella tragedia “Troiane”, quando Ganimede, il giovane coppiere degli dei, riempie di vino la coppa di Zeus utilizzando proprio una oinochoe in oro.

Le oinochoai erano perlopiù destinate ad essere utilizzate durante il simposio. La forma dell’oinochoe fu molto diffusa in antico e ne esistono molte varianti.

Nel IV scaffale della III stanza del Museo è esposta un’oinochoe conformata a protome femminile, prodotta in Attica da un gruppo di pittori denominati “Classe N degli Head-Vases” fra il 475 e il 450 a.C. La figura femminile ha i capelli con ciocche ricce disposte ad arco su due file sulla fronte e coperti da una cuffia, il sàkkos, di colore nero. Una corona – la stephàne – di foglie di edera orna il sàkkos. I dettagli degli occhi sono resi in bianco, mentre sulla fronte è applicata argilla a rendere plasticamente i ricci.

La scelta di plasmare la brocca del vino a guisa di protome femminile è giustificata dal fatto che le donne nel simposio avevano proprio il compito di mescere il vino ai simposiasti, sempre e solo uomini.

Per saperne di più: