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La Divina Commedia nelle incisioni di Hajnal

Il 25 marzo, data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno della Divina Commedia, si celebrerà per la prima volta il Dantedì, la giornata con la quale il Mibact tributerà il proprio omaggio a Dante Alighieri.

La Direzione regionale Musei Puglia e la Direzione del Castello Svevo di Bari propongono per l’occasione un itinerario virtuale tra alcune delle incisioni che il Maestro Giovanni Hajnal (Budapest 1913 – Roma 2010) ha creato ispirandosi al capolavoro del Sommo Poeta. Questo evento costituisce per il pubblico una nuova possibilità di incontro con le opere dell’artista di origini ungheresi, ma italiano di adozione: molti ricorderanno l’esposizione dello scorso anno Eracle dai molti volti. Dai vasi apuli ai batik di Hajnal che il Museo Archeologico Nazionale di Canosa di Puglia ha dedicato al suo rapporto con l’antico.

Il legame del Maestro Hajnal con l’opera di Dante è solido. Fin dalla giovinezza, come ricorda la figlia Giulia, l’artista nutrì la massima ammirazione per l’Alighieri, tanto che a diciassette anni, durante un’estate trascorsa sulle sponde del fiume Tibisco, lesse integralmente la Commedia. Un interesse che si protrasse nella maturità come dimostra la sua partecipazione al progetto editoriale sostenuto da monsignor Fallani e pubblicato in edizione limitata dalla Casa di Dante a Roma nel 1987.

Le immagini delle incisioni che sono state scelte per il Dantedì, gentilmente fornite dalla figlia Giulia, costituiscono un primo assaggio di quelle che la Direzione regionale Musei Puglia e la Direzione del Castello Svevo di Bari intendono ospitare in una mostra dedicata all’universo dantesco programmata per il prossimo autunno.

La prima opera che si propone al pubblico è l’incontro di Dante con le tre fiere nel I canto dell’Inferno (1): la difficoltà che Dante incontra proprio “al cominciar de l’erta”, l’impedimento, fisico e mentale ad un tempo, che si frappone in questa fase liminale del viaggio è ben espresso da Hajnal che ci mostra il poeta in posizione scalena, quasi ritratto, assediato dai tre esseri mostruosi che presentano una ferinità antica e senza tempo. Il leone in alto a destra pare assumere le fattezze della Chimera di Arezzo, mentre la lupa più sotto ha spigolosità che ricordano quelle della Lupa capitolina.

L’itinerario prosegue con l’incisione dedicata al canto VI dell’Inferno (2): sulla destra “la piova etterna, maladetta, fredda e greve” si riversa con violente staffilate sul terreno. Cerbero, che con le sue “tre gole caninamente latra”, occupa mostruosamente la scena. Ma ciò su cui Hajnal più si sofferma, a nostro avviso, è la condizione dei poveri “spirti” sommersi, resi con crudezza mista a pietà. “Volgonsi spesso i miseri profani”, e rammentano quei corpi che spesso ricorrono nella pittura medievale di tema macabro, ma possono purtroppo alludere anche a ben più recenti tragedie del Novecento. Hajnal pare comprendere tutto il loro dramma rendendolo con tratto scarno e nervoso nelle schiene inarcate e nelle dita aguzze delle mani.

La terza scena vede illustrato il canto XII dell’Inferno (3). I puniti sono qui i violenti contro il prossimo, ma in questa incisione il vero protagonista indiscusso è il Minotauro che campeggia in tutta la metà superiore della tavola. Il mostro è colossale ed è colto nell’atto di mordersi, a significare l’ira che lo divora. Hajnal lo raffigura forse ispirandosi alle forme dei tori e dei minotauri così presenti nell’opera di Picasso, facendole però aderire ai differenti significati dell’universo dantesco.

L’ultima tappa che qui si propone per il percorso è l’incisione dedicata al Paradiso, canto I (4). Hajnal magistralmente tratta la scena in cui protagonisti sono le luci e gli sguardi. La luce divina è così intensa che pare trafiggere con i suoi dardi la figura di Beatrice, protesa con il collo e il volto verso la fonte luminosa superiore, quasi fosse una scultura berniniana. E Dante, ancora in ombra – forse a significare la sua appartenenza ad un mondo che non è ancora quello iperuranio – non rinuncia ad osservare il nitore attorno a sé e soprattutto a focalizzare il suo sguardo sulla sua guida femminile. Un auspicio anche per noi, che viviamo oggi in questi momenti di difficoltà, ad alzare lo sguardo verso tempi migliori e più luminosi.

1) G. Hajnal, Dante – Inferno, canto I, incisione (43/80), collezione privata

2) G. Hajnal, Dante – Inferno, canto VI, incisione (13/70), 1991, collezione privata

3) G. Hajnal, Dante – Inferno, canto XII, incisione (prova d’artista), 1993, collezione privata

4) G. Hajnal, Dante – Paradiso, canto I, vv. 63-64, incisione (45/50), collezione privata

Si ringrazia la signora Giulia Hajnal per la cortese disponibilità e per l’autorizzazione concessa a pubblicare le opere del Maestro Hajnal.