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Dantedì a Castel del Monte

25 Marzo 2020

Oggi 25 Marzo 2020 si celebra per la prima volta il Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri, simbolo della cultura e della lingua italiana.

Castel del Monte vuole ricordare il Sommo Poeta attraverso un passo del De vulgari eloquentia, vero e proprio trattato di retorica scritto in latino tra il 1303 e il 1304, in cui Dante, passando in rassegna i vari dialetti italiani alla ricerca di una lingua illustre, si sofferma sulla grandezza del volgare di Sicilia.

Questo idioma infatti, proveniente dall’altissima esperienza poetica della “Scuola Siciliana”, si formò intorno alla corte e alla personalità di Federico II e di suo figlio Manfredi, che Dante indica come sovrani illuminati e nobili, ben diversi dai superbi principi italiani.

‹‹Siquidem illustres heroes, Fredericus Cesar et benegenitus eius Manfredus, nobilitatem ac rectitudinem sue forme pandentes, donec fortuna permisit humana secuti sunt, brutalia dedignantes. Propter quod corde nobiles atque gratiarum dotati inherere tantorum principum maiestati conati sunt, ita ut eorum tempore quicquid excellentes animi Latinorum enitebantur primitus in tantorum coronatorum aula prodibat; et quia regale solium erat Sicilia, factum est ut quicquid nostri predecessores vulgariter protulerunt, sicilianum voc[ar]etur: quod quidem retinemus et nos, nec posteri nostri permutare valebunt.››

[De vulgari eloquentia, libro I, cap. 12, §4.]

Trad:

‹‹E in verità quegli uomini grandi e illuminati, Federico Cesare e il suo degno figlio Manfredi, seppero esprimere tutta la nobiltà e dirittura del loro spirito, e finché la fortuna lo permise si comportarono da veri uomini, sdegnando di vivere da bestie. Ed è per questo che quanti avevano in sé nobiltà di cuore e ricchezza di doni divini si sforzarono di rimanere a contatto con la maestà di quei grandi principi, cosicché tutto ciò che a quel tempo producevano gli Italiani più nobili d’animo vedeva dapprima la luce nella reggia di quei sovrani così insigni; e poiché sede del trono regale era la Sicilia, ne è venuto che tutto quanto i nostri predecessori hanno prodotto in volgare si chiama siciliano: ciò che anche noi teniamo per fermo, e che i nostri posteri non potranno mutare››.